In 10 anni sono più di 172 i detenuti nella casa circondariale di Montorio che hanno partecipato ai corsi di formazione professionale per tecnico di scuderia. 53 in tutto i diplomi consegnati alla fine del percorso di studio. Sono i numeri del progetto nato nel 2016 dalla collaborazione tra Fieracavalli, Horse Valley ASD- Corte Molon e il carcere di Montorio, con l’obiettivo di rendere il rapporto uomo-cavallo un aiuto concreto per il reinserimento sociale attraverso l’apprendimento di nuove competenze lavorative spendibili nel settore equestre.

Un’iniziativa che ha subito riscosso molto successo tra gli ospiti della struttura di Montorio, tanto da allestire nel carcere una vera e propria piccola scuderia con tre box, per consentire ai detenuti di svolgere sul posto le attività pratiche con i cavalli. Le lezioni, svolte con animali ritirati dalla carriera agonistica, alternano teoria e pratica: gestione della scuderia, etologia del cavallo, alimentazione, tecnica equestre, con contributi portati da figure specializzate quali veterinari, maniscalchi e addestratori.
Lunedì alla cerimonia di consegna degli ultimi 6 diplomi rilasciati per l’anno 2024/2025 hanno partecipato per Veronafiere il presidente Federico Bricolo e il responsabile di Fieracavalli Armando Di Ruzza. Con loro Maria Grazia Bregoli, direttrice del carcere di Montorio, il comandante della Polizia penitenziaria Mario Piramide, Linda Fabrello, presidente di Horse Valley. Presenti anche gli insegnanti di Kundalini Yoga che hanno a loro volta rilasciato attestati ai partecipanti del corso dedicato alla gestione delle emozioni e della respirazione, utile per approcciarsi ai cavalli con uno stato d’animo più sereno.
«Da dieci anni questo progetto dimostra che Fieracavalli non è solo un evento, ma una comunità che si prende cura del territorio – ha spiegato il presidente Federico Bricolo –. Offrire a persone detenute una formazione qualificante e un mestiere concreto significa restituire dignità, fiducia e una seconda possibilità di costruire un percorso reale di vita che guarda al futuro».
«Per i detenuti si tratta di un’occasione vera e propria di trovare un’occupazione una volta usciti dal carcere – ha sottolineato la direttrice Maria Grazia Bregoli –. Molti di loro, infatti, hanno trovato lavoro in diversi centri ippici del territorio».

«Il corso non è solo un momento di formazione professionale, ma è anche un grande occasione di condivisione, di relazione con il cavallo come mediatore, anche culturale – ha concluso Linda Fabrello –. Molti dei ragazzi detenuti, infatti, hanno ricordi legati al cavallo nella loro vita, nella loro terra di origine: si crea così un luogo comune di relazione basato su memorie positive dell’infanzia e della famiglia».
Oltre alle lezioni e al lavoro con i cavalli all’interno della casa circondariale, i detenuti autorizzati a operare all’esterno del penitenziario grazie ai permessi dell’Articolo 21, svolgono a Corte Molon volontariato nelle scuderie, affiancando lo staff del maneggio nella gestione quotidiana dei cavalli.























